lunedì 2 aprile 2018

Lunedì 2 aprile

Un silenzio assordante.
Non riesco a pensare ad un ossimoro più banale di questo per raccontare in modo efficace queste mura. Porte e silenzio. Mi viene in mente adesso, il mio sogno ricorrente da bambina: mura celestine che cominciavano a gonfiarsi e si facevano sempre più sporgenti e grandi, e io ero costretta a muovermi verso il centro della stanza per difendermi da quelle pareti animate, fino a quando ormai lo spazio si era fatto troppo piccolo e arrivavano a soffocarmi. Ricordo il senso di angoscia con cui aprivo gli occhi in un letto di sudore; il bisogno di spazio, di prendere fiato. E' il silenzio. Quelle pareti, non erano altro che il silenzio di questa casa. Silenzio che mi ha avvolto, ingabbiato e stretto in una morsa sempre più dolorosa. Silenzio che ho combattuto negli anni leggendo, infilandomi un paio di auricolari nelle orecchie, mangiando fino a coprirlo col rumore della mia mandibola al lavoro.
Silenzio.
Quattro coinquilini, ciascuno avvolto nella propria nuvola di solitudine. Quattro coinquilini con sempre meno in comune. Condivisione degli spazi, dei consumi, e nient'altro. Vedo un letto con un altissimo muro in mezzo: un muro invisibile, ormai indistruttibile, fatto di rimorsi, rancori, non detti, silenzi, accuse, invidie, gelosie. Mi manca il tempo in cui consideravo quel letto una casa. Adesso ho imparato a distogliere lo sguardo: da quel letto, da mia madre, da mio padre, dal dolore. Ci ho messo anni ma sono riuscita a scappare. Queste mura mi fanno paura. La claustrofobia che mi provocano mi terrorizza, mi toglie il fiato. Urlate! Urliamo! Urlo! A volte mi sembra davvero di riuscirci: mi si contraggono i muscoli delle mani, un fiume mi sembra stia per sgorgare dalle mie labbra. E invece si incrina, appena un attimo prima di uscire. E serro le labbra e mi mordo la lingua, ancora una volta.

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