domenica 8 ottobre 2017

Domenica 8 ottobre (later)

Io le odio le domeniche. L'avrò scritto miliardi di volte, in contesti diversi, in forme diverse, ad età diverse, ma la sostanza non cambia: la domenica mi fa cagare. Il problema è che potenzialmente sarebbero delle giornate fighissime: tempo libero, wow! Già. Questo è quello che pensano le persone normali, ma non quelle che si fanno cogliere da intensi attacchi di panico ogni volta che realizzano di avere due ore non pianificate. E' un'agonia la domenica: la trascino da quando mi sveglio pregando ogni volta che passi presto. E, puntualmente, arrivata a quest'ora, mi lascio assalire da una duplice angoscia: 1) ho buttato nel cesso una giornata intera: ho fatto lo stesso quantitativo di cose utili che avrei potuto condensare in un pomeriggio di tre ore, prendendomi pure una bella pausa. 2) domani si ricomincia; è lunedì, non ho voglia, proprio come quando avevo sei anni, e poi tredici, e poi diciassette. Anche a (quasi) ventiquattro anni il lunedì fa paura: si ricomincia, impegni, correre, schiscetta, ritardo, niente pause, no perditempo, devo fare questo quello e quell'altro. Merda. Mi serve una vacanza. E poi la vacanza (o la domenica) arriva e la odio. E mi fa paura. E non so gestirla, ancora dopo (quasi) ventiquattro anni. Esiste un antidoto alla domenica? Sarà che non sono brava a gestire il tempo da sola. Che poi, mi piace star da sola! Eccome, se mi piace. Ma perché poi ho paura del silenzio? Ho paura del vuoto, della mia testa che pensa; o forse sono solo troppo pigra per mettermi lì ad ascoltarla. Intrattengo un sacco di relazioni con persone che reputo di dubbia utilità nella mia vita, ma in qualche modo ci sono e mi tocca, eppure non riesco ad avere un rapporto con me. Non che io mi reputi una gran personalità, una di quelle con cui mi sforzerei di costruire un legame se non ci vivessi già dentro; ma, ecco, occhio e croce con me ci devo passare tutta la vita, proprio come con un coinquilino un po' invadente dal quale per qualche motivo non puoi separarti. In effetti sembra più la descrizione di un compagno di cella mentre sconti l'ergastolo. Beh, insomma, sarebbe tutto più facile se mi sforzassi di fare amicizia con me, no? Però sbatti, cazzo. Quest'idea di avere una relazione 24/24 7/7 mi fa venire il vomito. E la tachicardia. E sono appena stata colta da un attacco di tosse, giusto per non farmi mancare nulla. Già, perché sempre perché sono la fighissima finta messy protagonista di un film, sono a casa malaticcia. Ma ovviamente non di quelle influenze che ti rendono tenera, ma di quelle da naso screpolato per le troppe volte in cui l'hai soffiato e da tosse col catarro. Però fumo lo stesso eh, sia mai. E ho i capelli sporchi. Ma molto. E ovviamente sono struccata, con gli occhiali, e con una felpa con un buco sul gomito. E invece di trascinarmi verso la doccia rimango qui davanti allo schermo a vomitare parole che non hanno un senso, una logica, un fine. Vomitare. No dai, non ho voglia di parlarne adesso. Sempre perché ho difficoltà a sopportare la me loquace e introspettiva. Sta' zitta. Sono piena. Prenderò una citrosodina e per oggi basta così. Domani mi sentirò un bue ma me lo sarò meritato, e in qualche modo lo supererò. Poi il lunedì è il giorno giusto per cominciare, no?
Chissà perché mi sono intristita man mano. Cioè in realtà non lo sono. Mi sento tipo po po po poker face. Tipo che non lascio trapelare sentimenti. Che poi, che sentimenti? Mi sento vuota, ma in senso buono. Esiste un senso buono del sentirsi vuoti? Mi viene da ridere perché ho appena detto che sono piena e poi sono giunta alla conclusione di sentirmi vuota. Non è divertente? No, lo so, ho un senso dell'umorismo strano. Che le due cose siano collegate? Forse è questo che si intende quando si dice che scrivere fa bene, è terapeutico. Ho fatto un collegamento che non mi aspettavo: riempirmi può aiutarmi a sentirmi vuota? O, viceversa, sentirmi vuota mi spinge a riempirmi? Bah. Magari la risposta verrà fuori scrivendo altre trenta righe. Ma non ho voglia. Fumerò una sigaretta e poi, finalmente, mi trascinerò sotto la doccia.

Che poi, chissà perché sto condividendo questo blog. E' molto mio. Mi chiedo perché un estraneo potrebbe aver voglia di leggerlo. Non cerco attenzioni, infatti credo di essere riuscita ad eliminare ogni possibilità di rintracciare il mio nome. Non perché io sia una VIP, eh, ma solo perché mi seccherebbe se le persone con cui ho a che fare ogni giorno avessero accesso diretto ai miei pensieri. O almeno, lasciamo che rimanga loro il dubbio di chi io sia.

Domenica 8 ottobre

A volte mi viene voglia di scrivere. O forse mi viene voglia di essere una che scrive: il tipo di giovane donna che la domenica mattina con quell’aria da “mi sono appena svegliata, ho messo le prime cose che ho trovato” che la rende irresistibilmente figa, si trascina in un bar, ordina sorridendo un cappuccio e si siede a scrivere sul suo laptop. Un Mac ultra sottile, ultra veloce e ultra leggero, ovviamente. No, non guardo troppi film: mi addormento troppo facilmente per essere una gran cinefila; ma evidentemente quelli che ho visto mi hanno segnato a sufficienza.
Ho perso il filo. Strano!
Non sarebbe più facile (e più divertente) se potessimo ogni mattina scegliere chi essere? Se potessimo ogni mattina indossare un personaggio diverso, senza che questo crei alcun disturbo alla gente che ci circonda? Non sarebbe recitare per me, né mentire: si tratta solo di dare libero sfogo a ciascuno dei pezzi da cui sono composta. Ci sono persone alle quali forse sta stretto un solo nome, un solo lavoro, un solo amante, una sola vita. Ci sono persone composte da troppi piccoli pezzi perché possano farne prevalere solo uno. E allora che si fa? Perché sono costretta a scegliere?
Ciao, sono E. e sono un insieme di pezzi di puzzle diversi: contrasti, ossimori, contrari, scontri, divisioni. Ciao, sono E. e sto cercando di costruirmi.

Martedì 10 aprile

Questa è per quelli come me .  Quelli come me si sentono soli , sempre. In realtà, spesso dall'esterno nessuno lo penserebbe: hanno...