Una rabbia senza voce. Un tumulto, un fiume in piena, un terremoto, una tromba d'aria, chiusi in una scatola indistruttibile. Ondate di calorie a seppellire e placare questo mare in tempesta, a soffocarlo, a sedarlo per ancora mezz'ora.
Rabbia che mi brucia da dentro. Un tessuto ignifugo, il mio corpo, che trattiene questo incendio e non gli lascia alcuna via d'uscita. E allora brucia, e continua a bruciare, sempre più intenso, sempre più costretto, sempre più doloroso. A volte, quando sono fortunata, un paio di lacrime mi solcano il viso, timido segnale dell'inferno che ho dentro. Desideri di violenza, di urla, di prendere una parte attiva, che scivolano lentamente nel disordine alimentare. Ho la vista annebbiata, quest'ultimo rigo si è sdoppiato. Sbatto le palpebre e scendono, queste due gocce salate; premerò gli indici sotto gli occhi e niente sarà successo. Anche oggi, non darò nessuna spiegazione.
E intanto brucio.
Fluire del tutto irregolare di sensazioni e non detti, direttamente dalla (in)coscienza allo schermo.
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Martedì 10 aprile
Questa è per quelli come me . Quelli come me si sentono soli , sempre. In realtà, spesso dall'esterno nessuno lo penserebbe: hanno...
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Un silenzio assordante. Non riesco a pensare ad un ossimoro più banale di questo per raccontare in modo efficace queste mura. Porte e silen...
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